Scuola Secondaria di primo grado
Vittorino Chizzolini
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Chi era Vittorino Chizzolini

         

È POSSIBILE OGGI EDUCARE?
IL PROBLEMA, L’AUTOREVOLEZZA DEGLI ADULTI

GIUSEPPE SAVAGNONE
La consegna, da parte di Benedetto XVI, della Lettera sull’educazione, da lui indirizzata un mese fa alla diocesi e alla città di Roma, sollecita la nostra attenzio­ne su un problema che, ormai da tempo, inquieta non solo gli addetti ai lavori, ma perfino l’opinione pubbli­ca più distratta: è ancora possibile educare?
Non si tratta solo dell’allarme destato, recentemente, dai ripetuti episodi di bullismo o di violenza che hanno avuto come protagonisti giovani 'normali', che avreb­bero potuto essere i nostri figli. Ma più profondamen­te, osserva il Papa, di una 'frattura fra le generazioni', che rivela la 'mancata trasmissione di certezze e di va­lori' e dà luogo oggi a una vera e propria 'emergenza e­ducativa'.
Davanti agli 'insuccessi a cui troppo spesso vanno in­contro i nostri sforzi per formare persone solide, capa­ci di collaborare con gli altri e di dare un senso alla pro­pria vita', non si può evitare, talora, un senso di sco­raggiamento. 'Viene spontaneo, allora, incolpare le nuo­ve generazioni' e guardare con nostalgia al passato.
In realtà, il problema educativo va ben al di là dei con­fini delle singole istituzioni. Se esso oggi è così com­plesso, le cause vanno cercate innanzitutto nel clima complessivo in cui la famiglia, la scuola, la Chiesa, si tro­vano a svolgere il loro delicato compito: 'Troppe incer­tezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra so­cietà e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di comunicazione sociale. Di­venta difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di va­lido e di certo, delle regole di com­portamento e degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria vita'.
Legato a questo, c’è però, aggiun­ge Benedetto XVI, un altro ordine di difficoltà: 'non pochi genitori e insegnanti sono tentati di rinun­ciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a com­prendere quale sia, veramente, la missione loro affidata'. Il proble­ma educativo, insomma, non ri­guarda solo i giovani, come spes­so vorremmo credere, ma anzi­tutto proprio noi, gli adulti. Il venir meno di un oriz­zonte di valori condivisi, la difficoltà di credere ancora nella verità e nel bene, non colpisce solo i figli e gli alunni, ma i padri e i maestri, che non riescono più ad essere tali.
Da qui la necessità di ribadire con forza, come fa il Pa­pa, che 'anche nel nostro tempo educare al bene è pos­sibile'. In realtà, i nostri ragazzi 'non vogliono essere la­sciati soli di fronte alle sfide della vita' e, dietro la loro apparente disinvoltura, sta un disperato bisogno di pun­ti di riferimento, che non trovano più né in famiglia, né a scuola né, a volte, nella Chiesa stessa.
Perciò il primo dono di cui hanno bisogno è quello, che solo la famiglia può dare, di un clima di autentico amo­re. Di qui può scaturire un serio impegno, da parte dei genitori, nell’indicare con chiarezza ai figli dei criteri per distinguere il vero dal falso, il bene dal male, non­ché la fermezza nel farli rispettare nella pratica.
Quanto agli insegnanti, Benedetto XVI sottolinea l’e­norme importanza del loro ruolo, troppo spesso sotto­valutato, che 'non può limitarsi a fornire delle nozioni e delle informazioni, lasciando da parte la grande do­manda riguardo alla verità'. Una scuola che si riduces­se a trasmettere delle conoscenze tradirebbe il suo com­pito educativo, volto non soltanto a una maggiore pre­parazione, ma alla crescita globale delle persone.
Anche la comunità cristiana è chiamata a rinnovare il suo impegno in questo senso. Il Papa in particolare richia­ma all’urgenza che in essa tutti coloro che hanno un ruolo formativo sappiano essere per i giovani 'amici af­fidabili' e 'testimoni sinceri'. Nulla può sostituire il rap­porto personale tra l’adulto e il giovane, purché sia fon­dato sull’autorevolezza.
Anche agli educandi il Papa rivolge il suo invito: sap­piano essere, in libertà, artefici della propria crescita morale, culturale e spirituale. Ma forse siamo soprat­tutto noi, gli educatori, che dovremmo riflettere a lun­go su queste parole di saggezza.
IL PAPA

(da AVVENIRE del 23-02-2008)

 

 
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